pergamena 5

Data:
18 Dicembre 2021

pergamena 5

Il papa istituisce nel testo una serie di relazioni fra autorità diverse fra loro. Il motivo è la lotta contro l’eresia, un obiettivo che il papato duecentesco perseguì strenuamente. Alla base di tutto risiede l’attività legislativa contro gli eretici promossa dell’imperatore Federico II negli anni Venti e Trenta del Duecento. Tale normativa costituì infatti una disciplina organica pienamente recepita dalla Chiesa. Potrà sembrare paradossale, ma gli stessi papi che dichiararono Federico II reo, scomunicandolo più volte, fino a dichiararlo deposto nel 1245, accolsero invece con favore le sue leggi contro gli eretici. Destinatari della lettera esposta sono gli inquisitori francescani, ai quali il papa aveva affidato, insieme ai frati Predicatori, l’amministrazione del tribunale papale dell’inquisizione, istituito appena qualche anno prima, nel 1235. A costoro il papa ingiunge di vigilare affinché le norme di Federico II contro gli eretici fossero inserite negli statuti delle città. Gli statuti rappresentavano il testo costituzionale del quale ogni città comunale si dotava: nell’Archivio storico comunale di Osimo si conserva il codice degli statuti risalente ai primi anni del Trecento. Nella lettera qui esposta il papa ricorda espressamente di aver già rivolto alle magistrature comunali – il podestà e le assemblee consiliari, che corrispondevano grosso modo al sindaco e al Consiglio comunale di oggi – l’ordine di recepire la normativa antiereticale federiciana. Gli inquisitori francescani sono chiamati in causa per verificare che i magistrati cittadini abbiano assolto al loro dovere. Questa bolla non è l’unica testimonianza a tale proposito: sappiamo infatti che, nel corso del Duecento, almeno cinque pontefici richiesero l’inserzione negli statuti della normativa emanata da Federico II.

Ultimo aggiornamento

18 Dicembre 2021, 09:47